Il nuovo rinascimento:
La multipotenzialità come risposta alla domanda “Cosa farò da grande”

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“Cosa vuoi fare da grande?”

È da quando hai memoria che ti fanno tutti la stessa domanda, vero?

Prima, quando eri bambino, era un gioco: immaginarsi da adulti, giocare a fare il medico, il ballerino, lo scienziato o il vigile del fuoco.

Man mano che cresci la domanda si fa sempre più assillante e il gioco innocente, persino divertente, di quando eri bambino si trasforma nel tuo peggior incubo.

Cosa vuoi fare da grande” non è solo una domanda, è il retaggio storico di una società che è sta cambiando, ma nessuno se n’è accorto.

In questo articolo ti racconterò di una nuova realtà che ribalta la concezione di multipotenzialità. Scoprirai che essere multipotenziale non è una moda, un trend dell’ultimo minuto. C’era un tempo in cui i multipotenziali erano la normalità, in cui approcciarsi a diverse discipline era motivo di vanto e dalle intersezioni venivano fuori capolavori.

 

Ti dirò di più: è iniziato tutto qui, in Italia!

pensi di essere multipotenziale?

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"Cosa vuoi fare da grande": l'eredità della rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale ha divulgato l’idea che una società è tanto più efficiente quanto più ogni parte di essa si specializza nell’esecuzione di una singola funzione: era il 1776 e quasi due secoli hanno dimostrato la sua veridicità in tutti i mercati e le nazioni del mondo.

Su questa idea si è sviluppata società occidentale basando sull’assunzione dell’efficenza della specializzazione la domanda “cosa vuoi fare da grande”.

Prima conoscerai la risposta prima inizierai ad accumulare esperienza, seguendo il giusto percorso di formazione ed eccellendo in una specifica funzione.

Per alcuni di noi questa domanda è un incubo, ma devi ritenerti fortunato: fino a meno di cinquanta anni fa erano poche le persone che potevano permettersi di scegliere.

Fino alla scorsa generazione non c’era la libertà di decidere qualcosa riguardo al proprio futuro: c’era la guerra, la povertà estrema, la massa non era istruita e l’unica preoccupazione era sopravvivere assicurandosi un tetto sopra la testa e un pasto caldo al giorno.

Poter scegliere era un privilegio e questo retaggio è rimasto scolpito nelle nostre menti: la domanda “cosa vuoi fare da grane” è la conquista di un secolo di lotte sociali, di scioperi, di  sfruttamento perciò è così importante che tu risponda.

SPECIALIZZAZIONE: L’ereditata dElla rivoluzione industriale

Mio nonno è nato nel 1927 ed ha compiuto da poco 90 anni. Un giorno gli ho chiesto che lavoro facesse e lui con infinito orgoglio mi ha raccontato che il suo lavoro era di grande responsabilità: era responsabile di un singolo passo della catena di montaggio. Ogni giorno faceva le stesse identiche azioni cercando di raggiungere la precisione perché un suo minimo errore avrebbe messo in crisi l’intera produzione.

Così gli ho chiesto: “Nonno, cos’è che producevate?

Macchine.”

Che macchine, di che colore, com’erano fatte?” – gli ho chiesto io.

Non ne ho idea, non le ho mai viste finite

La rivoluzione industriale è stata la culla dell’idea di specializzazione: prima della produzione di massa la domanda di beni superava di gran lunga l’offerta, la popolazione stava aumentando a dismisura grazie all’industrializzazione delle medicine e dei vaccini. Era necessario rendere più efficiente la produzione, aumentare l’offerta per soddisfare una domanda in costante espansione.

Nascevano le fabbriche e di pari passo aumentava il fabbisogno di capitale umano: le masse migravano dalle campagne e si concentravano in centri urbani costruiti intorno le fabbriche, popolando le città.

Il sistema scolastico dovette industrializzarsi per sfornare sempre più capitale umano pronto a prendere il posto in fabbrica: nel 900′ alla scuola elementare di preparazione all’ingresso nei collegi – scuole dell’alta borghesia, dei figli di capitalisti – venne affiancata una scuola di preparazione professionale –  per i figli degli operai, la massa.

Così i bambini da 6 a 12 anni imparavano dapprima a leggere e a scrivere e successivamente venivano formati per occupare uno specifico posto elle fabbriche: puntando sulla specializzazione ogni individuo è responsabile di un’unità del processo di produzione che rifaceva all’infinito nello stesso modo acquisendo maggiore abilità e di conseguenza una maggiore sicurezza e velocità.

Nello stesso modo ogni impresa, che produce lo stesso prodotto all’infinito, col tempo acquisisce un vantaggio competitivo dato dalla maggiore efficienza del processo di produzione: meno costi e meno sprechi per una maggiore produttività.

In microeconomia la chiamano “curva di esperienza”.

La crisi della specializzazione

C’è un punto in tutti i modelli e le teorie formulate in cui l’effetto positivo si stabilizza, raggiungendo la saturazione o l’equilibrio, appiattendosi.

Da quel momento in poi inizia il declino poiché le assunzioni su cui determinate teorie si basano vengono meno. Succede così da sempre, è la ciclicità delle cose, è naturale e necessario.

Non abbiamo ancora imparato a fermarci, guardare dove siamo arrivati e chiederci se le assunzioni su cui basiamo la struttura dell’intera società siano ancora valide.

Siamo certi che l’idea di “catena di montaggio” secondo cui è stata modellata l’intera società occidentale sia ancora efficiente?

L’assunzione su cui si basava quella idea non esiste più.

Oggi non è più vero che la domanda supera di gran lunga l’offerta, al contrario: produciamo prodotti che non servono, utilizzando delle risorse che non abbiamo per persone che non sanno più cosa scegliere.

Abbiamo raggiunto il punto di saturazione.

Nel mio libro “La Rivoluzione Multipotenziale” ho dedicato la prima sezione ad analizzare gli effetti di questo cambio di paradigma: l’ho definita l’era della complessità poiché venendo meno tutte le assunzioni costruite in due secoli di storia, la parola d’ordine del nuovo millennio è diventata incertezza.

Continuare a chiederci cosa vogliamo fare da grandi e pretendere che noi seguiamo con coerenza quella risposta non solo è anacronistico ma anche la dimostrazione che l’essere umano è talmente restio al cambiamento da boicottarsi in tutti i modi invece di affrontarlo.

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Il nuovo rinascimento

L’era della complessità è un momento di passaggio in cui mettiamo in discussione tutto quello che è stato e accettiamo il cambiamento entrando con più leggerezza in quello che è stato definito il “nuovo rinascimento”.

Così come il rinascimento è stato un periodo di cambiamento che ha segnato il passaggio definitivo tra il Medio Evo e l’Età Moderna, si ritiene che il nuovo rinascimento aprirà la strada al prossimo step dell’evoluzione umana.

Col termine “nuovo rinascimento” si indica la possibilità di ampliare la formazione ridando spazio e dignità alle discipline umanistiche e favorendo la possibilità di stimolare l’innovazione tramite l’incontro di più esperienze.

Quella del rinascimento è stata l’era in cui l’umanità ha toccato i vertici più alti della sua grandezza ed permettendosi di esplorare liberamente i limiti delle proprie potenzialità, sorpassandoli la maggior parte delle volte.

Ed è stata un’epoca nostra, un’epoca tutta italiana, che ha lasciato il segno della  maestosità del popolo italiano: un paese di innovatori, sperimentatori, imprenditori e visionari.

Un popolo d’istinto, la forma più pura dell’intelligenza umana, che unisce la forza delle emozioni alla precisione del ragionamento razionale.

Il tema di questo nuovo rinascimento è ridare agli esseri umani la possibilità di mettere al centro sé stessi, i propri bisogni, la propria creatività, la qualità della vita e la curiosità: seguire tutte le proprie passioni e intersezioni ovunque esse ci portino per favorire lo sviluppo e l’innovazione.

Il nuovo ruolo dell'uomo

Ritorna il concetto di “homo faber“, locuzione latina che rende l’uomo protagonista della sua “fortunaovvero della sorte.

Col nuovo rinascimento cambia il ruolo dell’uomo nella società, rendendolo non più reduce di decisioni altrui – nel Medio Evo legate alla religiosità, oggi al dio capitalismo – ma soggetto in grado di coltivare i propri talenti, esplorare i propri potenziali con i quali è capace di annientare la componente incerta del fato.

In controtendenza rispetto al periodo precedente: così come nel Medio Evo il singolo aveva senso solo come membro della collettività, l’Età Industriale ha identificato l’uomo con la sua capacità di produrre, privandolo di un senso puramente individuale.

I temi di esplorazione di sé stessi e del mondo, di rifiuto nelle credenze religiose e deterministiche hanno dato vita alle più grandi rivoluzioni che il mondo avesse mai conosciuto: il rinascimento è stato il periodo della scoperta dell’America, dell’eliocentrismo, della macchina da scrivere e della polvere da sparo, nonché dell’anatomia e della nascita della medicina moderna.

È in questo contesto che si dovrebbe mettere in discussione l’attuale formazione e il sistema educativo per dare spazio ad un paradigma nuovo, fatto di esplorazione e contraddizione per aprire le porte alle rivoluzioni future.

Perché non dobbiamo dimenticarlo, al centro di tutte le innovazioni e delle possibili rivoluzioni c’è l’intelligenza umana.

L'altra faccia della medaglia: la confusione multipotenziale

La perdita degli antichi valori da un lato e la scoperta di nuove verità dall’altro hanno provocato un senso di confusione. Dietro alle innovazioni e ai grandi pensatori c’è un uomo rinascimentale spaventato esattamente come sta succedendo negli ultimi anni.

La crescente incertezza crea confusione nell’uomo Post-Industriale che deve lavorare duramente su sé stesso per costruire delle nuove verità che siano valide nel diverso contesto che lo circonda.

Impariamo a scuola che la storia è ciclica, che ogni era è causa di quella successiva e conseguenza di quella precedente in un ciclo continuo e senza fine.

A che serve se non impariamo a riconoscere negli avvenimenti attuali il presagio di qualcosa già successo?

Invece di cavalcare il cambiamento e viverlo serenamente resistiamo con violenza e ossessione mantenendo i retaggi del passato. 

La domanda “cosa vuoi fare da grande” in questo contesto diventa simbolo di questa resistenza quando avrebbe bisogno di una risposta diversa, innovativa e completamente fuori dagli schemi.

Ti sei già distratto?

Questo significa che sei davvero multipotenziale:
il test di the multipods revolution ti aiuterà a scoprirlo!

La multipotenzialità come risposta alla domanda "Cosa fare da grande"

Queste premesse hanno chiarito un concetto: è il momento giusto per essere multipotenziali.

Il nuovo rinascimento promuove la tendenza è di abbandonare l’idea del percorso predefinito, della ricetta del successo assicurato per fare spazio alla sperimentazione personale e al Trial & Error – teoria secondo la quale l’approccio ideale per affrontare la complessità dell’era moderna è quello di fare più errori nella fase iniziale e nel più breve tempo possibile per imparare da quegli errori e procedere con più sicurezza.

In altre parole il nuovo rinascimento fa spazio a figure multipotenziali.

Servono persone capaci di mettersi in discussione, esplorare le proprie intersezioni e dare risposte diverse alle vecchie domande che ancora non trovano risposte soddisfacenti.

La rivoluzione multipotenziale consiste nel prendere consapevolezza di questo cambiamento e delle proprie capacità per mettere la multipotenzialità al servizio del nuovo mondo e aiutare a semplificare la complessità.

N.B. Per approfondire questo argomento puoi leggere il libro GRATIS cliccando sull’immagine qui a fianco! Il libro è rivolto a tutti coloro che vogliono scoprire di più sulla loro multipotenzialità!

Stai cercando la risposta alla domanda sbagliata

Questo significa smettere di perdere tempo cercando una risposta che ci soddisfi alla domanda “cosa voglio fare da grande ma investire quel tempo nell’esplorazione di sé stessi, provando e sbagliando più volte. 

Lo so che stai pensando.

“Tutto molto bello, ma che faccio da grande quindi?”

“Da dove inizio se è vero che non devo scegliere un’unica e sola strada?”

Il punto di partenza non è il cosa, il punto di partenza è il perché.

Per questo il segreto per scegliere cosa fare da grande non è indagare sulle tue passioni – che possono cambiare nel tempo – o sui tuoi talenti – considerando che puoi sempre evolverli e arricchirli – ma scoprire qual è il tuo perché.

N.B. Dopo aver scoperto il tuo WHY ti consiglio di attuare la pianificazione multipotenziale per portare a termine i tuoi progetti e realizzare i tuoi obiettivi multipotenziali.

Cos'è che ti muove?

Leonardo Da Vinci non ha mai perso tempo a decidere se gli piaceva più l’anatomia, la pittura, la fisica… l’unico suo obiettivo era scoprire, era quello che lo muoveva. Così Michelangelo voleva tirare fuori l’anima delle figure che scolpiva da dento il marmo riproducendo la perfezione del corpo umano in ogni dettaglio

Facile a dirsi, non è vero?

Il punto è che c’è solo un modo per scoprire il tuo perché: ascoltarti e muoverti.

Agisci subito, esplora, sperimenta e analizza come ogni singola attività ti fa sentire e perché:

  • Perché l’hai portata avanti?
  • Quali benefici ti ha dato?
  • Quali sono i tuoi più profondi desideri in questo momento?

Solo questo è il modo per comprendere a fondo il tuo WHY e fare delle scelte più consapevoli: vuoi davvero arrivare alla fine della tua vita e scoprire che niente di quello che hai fatto nella vita è in linea col tuo perché?

Una volta che l’hai trovato muoviti in quella direzione assumendo il controllo della tua vita, senza paura e ripensamenti.

Abbi il coraggio di vivere la tua vita e non smettere mai di ascoltare te stesso, di interrogarti ed esplorarti.

Il perché è un concetto dinamico che evolve insieme alle tue esperienze che si accumulano.

 

 

il primo passo

Sono felice che tu sia arrivato fino qui, perciò ti voglio svelare da dove iniziare.

Per la prossima settimana vorrei ti prendessi l’impegno di osservarti.

Ogni volta che fai qualcosa, soprattutto le più piccole abitudini quotidiane – come alzarsi la mattina, mangiare un pasto, uscire con gli amici –prenditi l’impegno di rispondere a queste domande.

  • Perché sto facendo questa attività?
  • Questa cosa mi fa star bene?

Inizia subito, chiedendoti perché sei arrivato alla fine di questo articolo e rispondi nei commenti così avrai fatto un passo concreto per notare dove sei adesso, che è il modo migliore per capire verso dove vuoi muoverti.

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Alla prossima, #multipods

Un abbraccio,

Sonia

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Sonia Elicio

Fondatrice del blog “The Multipods Revolution“, Autrice del libro “La Rivoluzione Multipotenziale“, Life & Career Designer, Marketer,  Content Creator, Travel Influencer… nel tempo libero sviluppo i miei superpoteri! ;)

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