LA SINDROME DEL TIMBRO

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Piacere di conoscervi!

Ciao a tutti cari Multipods, io sono Roberto e sono un architetto multipotenziale. Nella mia vita ho fatto lavori molto diversi fra loro e ho tante passioni che mi hanno aiutato a sviluppare un patrimonio di risorse che vorrei valorizzare per realizzarmi

Questa breve presentazione mi fornisce lo spunto per introdurre un argomento che ritengo sia comune a tutti noi: iniziare a mettere campo le nostre capacità acquisite grazie alla nostra inesauribile curiosità, che io preferisco definire come il nostro inesauribile carburante.

SIAMO IN GRADO DI APRIRE UNA PORTA?

Nei giorni scorsi Sonia ha pubblicato sui vari social una frase davvero illuminante.

“Per iniziare non hai bisogno di tutti i dettagli, quelli ti serviranno per continuare”.

Folgorazione!

In quel preciso istante ho sentito suonare il campanello di una delle numerose e pesantissime porte di acciaio, ricoperte di serrature complicare, che comunicano con il fantastico mondo del mettersi in gioco.

Lo percepiamo tutti, in un angolo del nostro cuore e soprattutto del nostro fegato, che quelle porte sono state progettate e costruite dal bravissimo fabbro che alberga dentro di noi; spesso con molta autoironia collochiamo la sua officina nel nostro personale ufficio complicazione affari semplici o con più volgare realismo nel reparto s***e mentali.

Eh si! È un’immagine tanto buffa quanto reale.

Ci diamo da soli le pacche sulle spalle e ci facciamo grandi risate quando, in casi come questo, ci rendiamo conto dei nostri limiti auto-costruiti: pensiamo di aver raggiunto la consapevolezza e che da domani ci butteremo a proporre al mondo un qualcosa di innovativo, scaturito dalle nostre esperienze.

Peccato che dopo due o tre settimane affrontate con vigore e con le chiavi giuste, non riusciamo a trovare il modo di aprire le altre porte.

Anzi, in quello stesso momento ci rendiamo conto che quella pesante porta d’acciaio è davvero grossa e che non riusciamo ad arrivare al punto da aprirla veramente.

La valutiamo dall’esterno, cerchiamo di indovinare il suo peso a priori. 

È tutto solo nella nostra testa, ma basta a farci desistere e a rimandare il nostro progetto a quando ci sentiremo più sicuri.

 

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la metafora del timbro

 Ho battezzato questa “propensione” a rimanere nella propria zona di comfort come: Sindrome del timbro.

Vi spiegherò meglio questo nome, che nasconde il concetto di cui voglio parlare, utilizzando una metafora.

Torniamo davanti alla nostra porta e guardiamola sotto un altro punto di vista.

L’acciaio di cui è composta in realtà non è acciaio, bensì una lega speciale creata dalla nostra mente geniale e multipotenziale composta al 20% da normali criticità e all’80% dalla nostra insicurezza.

QUest’ultima percentuale ha la sorprendente capacità di formare automaticamente anche le altre serrature già durante la pressofusione della porta.

Per fortuna esiste un trucco per aggirare questo ostacolo.

Si, perchè lì, in un angolino, c’è una serratura diversa da tutte le altre, per alcuni è tonda e per altri è rettangolare.

Questa serratura è destinata ad accogliere un timbro grazie al quale non avremo bisogno di aprire tutte le serrature e che permetterà alla porta di aprirsi automaticamente.

 

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COSA RAPPRESENTA DAVVERO IL TIMBRO?

Il punto focale del mettersi in gioco per chi ha un portfolio di esperienze e passioni come noi multipotenziali, è che ci sentiamo sempre in difetto di un qualcosa che certifichi ufficialmente il nostro diritto ad assumere incarichi.

Ecco cos’è il timbro!

È quella vocina che ci dice quando siamo pronti al 100% a partire per una nuova avventura!

Questo è positivo, certo. Ma non sempre.

Il problema è che a causa della nostra preziosa e pignola sensibilità, che ci impone sempre di giudicare positivamente una decisione solo se percepiamo completezza dell’insieme, spesso questo timbro non ci da il via libera, se non siamo assolutamente sicuri di avere le carte in regola e di aver compreso ogni minimo dettaglio.

Con questo non voglio incoraggiare l’improvvisazione nel mondo del lavoro, sto semplicemente cercando di mettere a fuoco un potenziale spreco di risorse che potrebbero essere utili sia per noi che per gli altri.

PICCOLA FAVILLA GRAN FUOCO ACCENDE

Uso a questo punto un’altra metafora.

Noi mutipods abbiamo dei bellissimi pezzi di brace sotto la cenere che se ben alimentati possono riaccendere un falò altissimo.

Di sicuro bisogna gestirli con buonsenso, ma bisogna AGIRE!

Avete mai letto il “Manuale delle Giovani Marmotte”?

Per riaccendere la brace, dobbiamo prima di tutto soffiare sui nostri tizzoni ardenti per ravvivarli, per poi aggiungerci sopra pezzi di legno via via sempre più grossi.

Dobbiamo aggiungere i nuovi tizzoni al momento giusto, senza aspettare troppo tempo.

Perchè?

Perchè rischiamo di continuare a soffiare sulla brace, gioendo della luce che aumenta senza mai arrivare a splendere del tutto per paura di ottenere solo del fumo, finchè questa non si spegnerà, senza che nessuno abbia visto il nostro splendido falò.

Nessuna grigliata per noi, nè per gli altri.

Nessuna spiaggiata con chitarre e limonate.

Ti sei già distratto?

Questo significa che sei davvero multipotenziale:
il test di the multipods revolution ti aiuterà a scoprirlo!

COME SUPERIAMO LA SINDROME DEL TIMBRO?

Siamo qui per trovare soluzioni, perchè le criticità le conosciamo bene.

Questa è la criticità che ho deciso di mettere sul tavolo della discussione.

Ora si tratta di individuare soluzione per gestirla e superarla ascoltando le VOSTRE ESPERIENZE in merito.

Personalmente ho sperimentato molte volte il metodo PENSA, MA POI AGISCI.

Tuttavia mi trovo ancora ad andare a corrente alternata, perchè sono consapevole del fatto di non aver sempre gestito con la dovuta sicurezza le mie esperienze.

Ho cercato, cercato e colto al volo alcune occasioni, ma ho come la sensazione di esserci riuscito solo perchè in quei momenti ero particolarmente risoluto.

Negli altri invece mi sono reso conto di sentirmi appesantito e sovrastato dalla sopra citata porta gigante.

Concediamoci pure il fatto che tutto ciò sia naturale.

Mi chiedo però se il nostro agire senza troppe paranoia, sia condizionato dai bioritmi personali, oppure se insieme possiamo cercare di individuare un modello mentale di azione che possa favorirci in tal senso.

Credo che nel nostro caso la questione rappresenti uno dei punti fondamentali per poter affermare il nostro ruolo nel mondo del lavoro.

Ciao a tutti e a presto!

Un abbraccio,

Roberto.

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Sonia Elicio

Fondatrice del blog “The Multipods Revolution“, Autrice del libro “La Rivoluzione Multipotenziale“, Life & Career Designer, Marketer,  Content Creator, Travel Influencer… nel tempo libero sviluppo i miei superpoteri! ;)

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