Problem Solving: come sviluppare la soft skills più richiesta sul CV

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Quante offerte di lavoro hai letto nell’ultimo anno?

Dieci, cinquanta, cinquecento?

Scommetto che avevano tutte in comune una cosa (e sono abbastanza certa che non sia la mansione ricercata).

 

La soft skills più richiesta è il problem solving.

 

In un’epoca in cui le specializzazioni richieste cambiano in pochi anni, sembra che la caratteristica più importante di un candidato è la sua capacità di risolvere i problemi.

 

  • Come si sviluppa questa capacità?
  • Perché NON ce la insegnano a scuola?
  • Ci sono persone che sono più portate a sviluppare la soft skills più richiesta nel mondo del lavoro?
  • Come si allena o come si possono aiutare i dipendenti ad allenarla?

Ho risposto a tutte queste domande in questo articolo, perché credo ci sia un’enorme disallineamento tra la domanda e l’offerta nel mondo del lavoro in questo momento.

 

Da una parte le imprese faticano a identificare i nuovi talenti, legandosi troppo alla standardizzazione delle valutazioni accademiche; dall’altra le nuove generazioni sono confuse su quali talenti sviluppare e con che ordine di priorità.

 

In questo articolo ti svelerò perché, ancora prima di pensare alla specializzazione, dovresti puntare sulle soft skills più richieste come il problem solving, quali profili sono più portati a svilupparla naturalmente e come puoi allenarti o aiutare i tuoi dipendenti e collaboratori a risolvere i problemi.

Perché siamo nell’era della complessità e come racconto nel mio libro “La Rivoluzione Multipotenziale” dobbiamo sviluppare delle competenze nuove per assicurare un futuro di abbondanza a tutti gli esseri umani.

Se vuoi approfondire l’argomento leggi il mio libro “La Rivoluzione Multipotenziale” oggi ad un prezzo speciale 😉 clicca qui sotto

 

Indice dei contenuti

  1. Perché è la soft skills più richiesta nel mondo del lavoro
  2. Come mettere in pratica il Problem Solving
  3. Il Problem Solving è un superpotere multipotenziale
  4. Perché dovresti sempre allenarla

Perché il problem solving è la soft skills più richiesta nel mondo del lavoro?

“Pazzo è colui che fa sempre la stessa cosa aspettandosi un risultato diverso”

Capisci perché il Problem Solving è una delle soft skills più importanti per un’impresa?

“Si richiede spiccata capacità nella risoluzione di problemi”

Il fatto è che gli imprenditori e i manager se ne sono accorti da tempo.

Mai prima d’ora abbiamo dovuto risolvere tanti problemi e mai alla velocità con cui oggi ci è richiesto di farlo.

Siamo bloccati sempre sulle stesse domande, a cui però vengono date sempre le stesse risposte che si sono dimostrate una NON-SOLUZIONE.

Ogni giorno affrontiamo scenari che poco tempo fa avremmo pensato impossibili e così i perfetti piani quinquennali sviluppati perdono di validità e c’è bisogno di soluzioni nuove e rapide.

• NUOVE perché le soluzioni trovate fino ad oggi hanno dimostrato la loro fallibilità e oggi siamo chiamati a risolvere le criticità che la rivoluzione industriale ha portato con sé negli ultimi duecento anni.

• RAPIDE perché il mondo va sempre più veloce, perciò qualsiasi decisione presa oggi mostrerà i suoi effetti in un tempo più breve portando alla luce problematiche sempre più complesse.

 

N.B. Nel mio libro La Rivoluzione Multipotenziale c’è un’intera sezione dedicata all’era della complessità, proprio perché è un momento fertile per i multipotenziali per farsi notare.

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Come sviluppare la soft skills problem solving?

Il Problem Solving è la capacità di risolvere problemi (e fino qui siamo tutti d’accordo).

Quello che è meno intuitivo è come funziona, com’è che si risolvono i problemi.

 

Secondo la mia esperienza, e ti assicuro che di problemi nella mia vita (professionale e personale) ne ho affrontati parecchie e anche di portata rilevante, sono quattro gli step per risolvere un problema:

  1. Identificare il problema
  2. Definire l’impatto del problema
  3. Sviluppare la soluzione più logica proporzionale all’impatto del problema
  4. Riuscire ad eseguire la soluzione
Vediamo subito nello specifico ognuno di questi step e come realizzarli!

#1 IDENTIFICARE IL PROBLEMA

Un PROBLEMA è un evento che non avevamo previsto e che giudichiamo come peggiorativo rispetto alle previsioni di una data situazione.

Come spesso si dice, il primo passo per risolvere un problema è ammettere di avere un problema.

In effetti la criticità primaria di essere un buon Problem Solver è accorgersi di avere un problema.


Siamo nel 2006, anno in cui l’Italia ha vinto i mondiali.

Ricordi la marca del telefonino che avevi?

Logo, Nokia, Azienda, Lettering, Font, Lettere

Secondo i dati 4 persone su 10 che possedevano un telefonino avevano un Nokia.

E se non lo avevi quale telefonino volevi a tutti i costi?

Certo che te lo ricordi.

Volevi un Nokia, probabilmente il famosissimo 3310.

Il management di Nokia, con questi dati di mercato in mano, dati reali, fondati e rosei che indicavano prospettive di crescita percentuali a due cifre in un mercato che in forte crescita, dormiva sonni tranquilli.

Intanto, dall’altra parte del mondo, in un posto più caldo e sicuramente culla di tutte le innovazioni degli ultimi cinquant’anni, qualcuno tramava una rivoluzione.

Apple Inc, Mac, Apple Store, Archivio, Macintosh

In un’impresa chiamata Apple Inc, capitanata da un folle visionario e pure multipotenziale chiamato Steve Jobs, si stava progettando un dispositivo che avrebbe cambiato completamente il mondo e che nessuno si aspettava perché nel 2006 Apple era un’azienda di PC, che nulla centrava col mercato dei telefoni cellulari.

Il 9 Gennaio 2007, mentre i manager di Nokia festeggiavano la chiusura del precedente anno con unità vendute da capogiro, un giovane Steve Jobs annuncia ufficialmente che aveva creato un dispositivo che avrebbe rivoluzionato il mondo

Noi lo abbiamo chiamato Iphone”.

 

 

 

“Di tanto in tanto arriva un nuovo rivoluzionario prodotto che cambia ogni cosa. […] Chi riesce a lavorare alla creazione anche di uno solo di essi può davvero dirsi fortunato. […] Un Ipod, un telefono e un dispositivo di comunicazione Internet. Avete capito bene? Non si tratta di tre prodotti distinti. Ma di un solo prodotto. E lo abbiamo chiamato IPhone. Oggi Apple reinventa il telefono.” (9 gennaio 2007, Macworld, San Francisco, Usa).

Il resto della storia la conosciamo tutti.

Oggi Nokia non esiste più sul mercato della telefonia e l’Iphone è il dispositivo mobile più amato e pagato al mondo.

 

Perciò la più importante capacità di un problem solver è identificare il problema, cioè sapere di averlo un problema, prima che sia troppo tardi.

#2 Definire la minaccia del problema

La parabola di Nokia è molto famosa e molto discussa.

Davvero il management di Nokia non aveva capito che l’Iphone poteva essere un problema per loro?

La verità è che, sebbene presi alla sprovvista in un primo momento, sia Nokia che gli altri player del mercato si accorsero di quel problema chiamato Iphone.

Il punto è che nessuno riuscì a valutarne l’entità della minaccia, almeno finché non fu troppo tardi.

«Lo sviluppo della telefonia mobile seguirà un percorso simile a quello dei pc. Anche con Mac, Apple ha attratto molto attenzione all’inizio, ma è rimasta nei confini di un mercato di nicchia. Anche nella telefonia mobile avrà lo stesso ruolo»

Questa la considerazione di Anssi Vanjoki, manager di Nokia, a proposito del fenomeno Iphone.

Per questo il secondo punto essenziale nel problem solving è saper valutare l’entità di un problema: capire quanto ci farà male.

È necessaria una particolare sensibilità per analizzare l’entità di un problema, per capirne l’impatto e le potenzialità.

È necessario in qualche modo intuire il futuro e immaginare le implicazioni, un altro superpotere multipotenziale.

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IN ESCLUSIVA

L’errore che ho visto più spesso fare è valutare l’entità di un problema con lo specchietto retrovisore: credere che il futuro sia solo una rivisitazione del passato.

Lo stesso errore di valutazione compiuto da Nokia, se ci pensi, e che è costato ad un’azienda così innovativa e concorrenziale una triste fine.

Purtroppo siamo troppo spesso intrappolati nei nostri calcoli di statistica, nella deduzione delle probabilità che un evento si verifichi o meno.

Il fatto è che non sappiamo quasi niente con certezza e spesso non siamo in grado di calcolare le effettive probabilità e previsioni di un evento.

Per questo, nel valutare circostanze molto distanti dalla storia del passato, l’esperienza gioca un brutto scherzo, perché ci sentiamo sicuri, ci sentiamo preparati, ci sentiamo infallibili.

È bene, perciò, che un problem solver abbia un’esperienza base nel campo specifico del problema da valutare ma che abbia anche altre esperienze di base in altri contesti.

Solo questa trasversalità, che è naturalmente sviluppata dai multipotenziali, può permettere di avere uno sguardo d’insieme e nello stesso tempo non essere soggiogato dall’arroganza di sapere per certo come andranno le cose.

Perché a volte ammettere che non si ha idea di cosa potrebbe succedere è il modo più corretto di procedere nella risoluzione del problema stesso.

Ti sei già distratto?

Questo significa che sei davvero multipotenziale:
il test di the multipods revolution ti aiuterà a scoprirlo!

#3 Sviluppare la soluzione più logica proporzionale all’impatto del problema

Questo delle soluzioni è un tema particolarmente interessante.

Dove impariamo a trovare soluzioni?

A scuola ci insegnano che un problema (di analisi lineare) può avere tre possibili soluzioni:

  • Soluzione indeterminata
  • Soluzione determinata
  • Soluzione impossibile

Lo ricordo benissimo perché io amavo risolvere i problemi a scuola, era il mio passatempo preferito. Quando mi annoiavo o non avevo granché da fare, aprivo il libro di matematica o geometria e mi mettevo a svolgere i problemi.

In parole povere un problema:

• ha una soluzione indeterminata ci sono infinite soluzioni valide,

• ha soluzioni determinate quando è possibile identificare un numero finito di soluzioni

• è impossibile se non esiste nessuna valida soluzione.

Scrivania, Note, Taccuino, Album, Scrivere, PennaPROBLEMA:

Devo arrivare puntuale ad un appuntamento.

L’appuntamento è fra 10 minuti ed io ci impiego 20 minuti per arrivare e sono appena partito.

Come faccio ad arrivare puntale?

Questo potrebbe sembrare un problema IMPOSSIBILE da risolvere, ma in modo logico possiamo identificare due soluzioni valide:

  • Usare un mezzo di trasporto che ci impieghi non più di dieci minuti ad arrivare
  • Evitare che l’altro aspetti quei dieci minuti in più

L’equazione di questo problema è assolutamente lineare e le due soluzioni risolverebbero il problema in modo assolutamente pari, l’unica vera differenza è nell’esecuzione.

La prima delle due soluzioni presuppone che io abbia un mezzo più veloce dell’auto, ma se io non lo avessi non sarebbe la soluzione ottimale perché dovrei perdere altro tempo per trovarlo o costruirlo.

La seconda, invece, è la soluzione ottimale per costo-opportunità.

Nella scelta della soluzione ottimale, infatti, bisogna valutare quanto il costo della soluzione peggiora il problema.

Dobbiamo perciò considerare il costo:

  • temporale → essere rapidi a trovare una soluzione o addirittura anticiparla per non rallentare la tabella di marcia e quindi non incorrere in ulteriori complicazioni
  • economico → trovare una soluzione che recuperi il più possibile le risorse economiche investite in precedenza e non comporti spenderne altre in misura maggiore
  • sociale → un costo che pochi (troppo pochi) prendono in considerazione ma che implica trovare una soluzione che non abbia pesanti ripercussioni sull’intera società

#4 RIUSCIRE AD ESEGUIRE LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA

Il nodo cruciale del problem solving non è trovare soluzioni, perché in quella fase è semplice capire cosa dovremmo fare.

Il LIMITE del problem solving è scoprire come attuare le soluzioni trovate.

Come fai a non far percepire alla persona che ti sta aspettando che sei in ritardo?

Come fai a farle spendere quei dieci minuti in più?

Se nello step 3 il processo per trovare una soluzione che avesse senso era logico e lineare, in quest’ultima fase è necessario pensare in maniera del tutto disruptive.

Ed è proprio qui che le persone si bloccano.

È nella fase di esecuzione che il problem solving fallisce.

Cervello, Mente, Psicologia, Idea, Cuori, Amore

IL PENSIERO CONVERGENTE E DIVERGENTE

L’identificazione di una soluzione è un processo che utilizza quella parte del nostro cervello che Guildford ha definito “pensiero convergente”, ovvero lo stesso che viene sviluppato a scuola grazie per esempio alla matematica, alla logica o ad altri studi nel campo logico-deduttivo.

Questo approccio, per quanto valido nell’identificare una soluzione, appare fallimentare nell’esecuzione.

Il problema precedente, infatti, secondo il pensiero convergente potrebbe essere bollato come impossibile perché le soluzioni logiche identificate sembrano non dare via di scampo: arriveremo in ritardo in qualunque caso.

Il punto è che il pensiero convergente si basa sulla possibilità di identificare una soluzione in una condizione di partenza data e non modificabile, ma nessuno ha mai imposto la regola che le condizioni di partenza non debbano essere modificabili.

Per questo il pensiero lineare o convergente non è sufficiente alla risoluzione di un problema: è necessario sconvolgere completamente le condizioni iniziali e procedere con un approccio completamente diverso, che comunemente viene definito pensiero divergente.

Avere capacità di problem solving, infatti, significa avere una soluzione per qualunque problema, una soluzione che non debba essere impossibile: per questo è la soft skills più richiesta nel mondo del lavoro.

Purtroppo la comune istruzione non è pensata per sviluppare un pensiero divergente, il che rende lo sviluppo di questa capacità più raro e quindi ancora più ricercato dalle imprese.

Eppure ci sono delle persone che hanno un’attitudine quasi innata alla risoluzione dei problemi, per cui è stranamente facile alternare pensiero convergente e divergente.

Questi sono i multipotenziali.

ESSERE MULTIPOTENZIALE

SIGNIFICA RIFIUTARE IL MITO DELLA SINGOLA VOCAZIONE

PREFERENDO LA COSTRUZIONE DI UNA O PIÙ CARRIERE

CHE SI BASINO SULL’ESPLORAZIONE DI DIVERSE PASSIONI

PER VIVERE UNA VITA PIENA DI SIGNIFICATO”

Il problem solving è un superpotere multipotenziale

È vero, nessuno a scuola ci insegna il pensiero divergente, anzi.

L’effetto dell’istruzione è purtroppo quello di limitare e soffocare questo estro creativo che naturalmente da bambini tutti abbiamo.

Ci sono, però, alcune persone che riescono a mantenere molto attivo questo diverso modo di pensare a causa della loro trasversalità e della costante voglia di esplorare, sperimentare e osare.

Queste persone sono i multipotenziali.

I multipotenziali per loro natura non abbandonano mai il pensiero divergente, perché è un approccio che meglio si adatta alla loro attitudine e continuano a metterlo in pratica nella vita di tutti i giorni.

È un modo molto utile per scovare i multipotenziali analizzare come risolvono i problemi e viceversa è molto interessante proporre problemi complessi a multipotenziali per stimolare soluzioni disruptive ma spesso valide.

Prendiamo ad esempio la parabola del “uovo di Colombo.

L’UOVO DI COLOMBO

Cristoforo Colombo, Statua, Madeira

 

Cristoforo Colombo è l’emblema della multipotenzialità: una persona con una forte personalità divergente che era convinto di poter arrivare in India in nave circumnavigando la Terra.

Nessuno credeva fosse possibile ed in effetti non lo era perché tra l’Europa e l’India Colombo trovò l’America e con la sua impresa rivoluzionò il resto della storia dell’umanità.

Si narra Colombo fosse un uomo che cercava un forte riscatto sociale, soprattutto dopo aver passato tutti quegli anni ad essere deriso da tutti coloro che pensavano sarebbe morto in un’impresa del genere e che gli davano del pazzo.

Così la prima volta che quando tornò dall’America era a corte, dalla Regina Isabella di Castiglia, ma ancora gli aristocratici lo deridevano dicendo che la sua impresa non fosse poi così straordinaria, dato che in India non c’era effettivamente mai arrivato.

Colombo propose un gioco:

“Vince chi riesce a far mantenere in piedi questo uovo.”

Pasqua, Uovo Di Pasqua, Uovo, Colorato, Buona Pasqua

Gli aristocratici ci provarono, ma poi la fisica mise in evidenza l’impossibilità dell’impresa.

L’uovo ha una superficie sferica, il tavolo no: era un problema impossibile da risolvere.

 

Dopo un po’ che gli aristocratici ci provavano e riprovavano Colombo prese l’uovo dalla parte più stretta e sbattè la base dell’uovo sul tavolo abbastanza forte da creare un bozzetto rientrante ma abbastanza delicatamente da non far uscire nulla dall’interno.

Con questa nuova forma l’uovo si tenne perfettamente in piedi.

 

Fu allora che gli aristocratici dissero: “Facile, avremmo potuto farlo tutti!”
E Colombo rispose: «La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l’ho fatto!».

Avere capacità di problem solving è proprio questo:

  1. riconoscere quale sia il problema (l’uovo è sferico),
  2. valutarne l’impatto (se resta sferico non starà mai in piedi),
  3. pensare alla soluzione più logica (renderlo piatto)
  4. liberare la creatività per realizzarla (bozzetto alla base per farlo reggere in piedi).

perchÈ allenare la tua capacitÀ di problem solving nella vita quotidiana

Il problem solving non è una soft skills molto richiesta solo in ambito lavorativo.

Se da un lato è necessario trovare soluzioni a problemi globali sempre più urgenti come il riscaldamento terrestre, la povertà, la fame nel mondo, il razzismo e la continua difficoltà delle imprese di rimanere competitive, dall’altro ogni giorno, sempre di più, ci accadono cose che hanno bisogno di essere risolte.

Tutti i problemi di natura globale, infatti, si ripercuotono sulle nostre vite quotidiane generando delle complessità da dover gestire nell’immediato.

Pensa alla chiusura improvvisa delle scuole perché c’è stata una scossa di terremoto in una zona dove non capita mai di avere terremoti e non sai dove mandare i tuoi figli il giorno dopo perché tu invece a lavoro ci devi andare.

Oppure perdi un volo per un evento molto importante, già organizzato, solo perché hai lasciato alla tecnologia il compito di assistente personale e invece la sveglia non suona o la sincronizzazione di Google sbaglia a segnare l’orario del tuo aereo lasciandoti a terra.

O ancora l’azienda in cui lavori inizia ad andare molto male e, nonostante contratti e tutele legali, non hanno i soldi per pagarti e ti mandano a casa.

Oppure hai studiato tutta la vita per specializzarti in un campo che quando hai iniziato aveva grandi prospettive e quando finalmente devi buttarti nel mondo del lavoro quella specializzazione non è più richiesta e il tuo futuro è ampiamente compromesso.

Non parliamo di scenari fantascientifici e apocalittici, ti ho raccontato delle cose che mi sono successe negli ultimi due anni, tutte insieme.

Tutti questi imprevisti e problemi da risolvere ci mandano in confusione perché ci rendiamo conto che le vecchie soluzioni non funzionano più, che tutto quello che ci hanno insegnato essere giusto forse così giusto non lo è.

Quindi dobbiamo pensarci da soli ad allenarci per trovare soluzioni nuove e dobbiamo imparare a farlo velocemente, ma non preoccuparti ho una buona notizia per te.

Come ti ho detto il problem solving è uno dei superpoteri multipotenziali [ne parlo nel mio libro “LA RIVOLUZIONE MULTIPOTENZIALE” che trovi nella CARD qui sotto ad un prezzo speciale] e come tutti i superpoteri può essere allenato e rafforzato.

Esercizio – Le tre lampadine

Per concludere ti propongo un esercizio sulla stessa scia del uovo di colombo” e serve per allenare la tua mente a risolvere problemi.

Questo esercizio viene direttamente dalle selezioni di Google, quindi prepararti su questo è molto importante anche per i tuoi colloqui di lavoro.

le tre lampadine

“C’è una stanza completamente murata al cui interno ci sono tre lampadine.

Tu sei fuori dalla stanza, non puoi in nessun modo guardare all’interno e puoi entrare nella stanza una sola volta.

Vicino a te, fuori dalla stanza, ci sono 3 interruttori per accendere le lampadine: ognuno accende una sola lampadina.

Puoi usare gli interruttori quante volte vuoi ma non puoi entrare nella stanza e guardare le lampadine solo una volta.

Identifica quale interruttore accende ogni singola lampadina.”

Prova a risolvere questo problema e dai la tua soluzione nei commenti (ti prego di non condividere la soluzione se hai già fatto questo gioco e sai la risposta).

Mi raccomando di enfatizzare sul ragionamento che hai usato per arrivarci.

Nel gruppo FB chiuso collegato a The Multipods Revolution scriverò la soluzione fra qualche giorno, perciò accedi a The Multipods family per scoprirla 😉

The Multipods Family è un luogo (un gruppo FB chiuso e privato) dedicato ai multipotenziali in cui ci confrontiamo su qualsiasi cosa!

Se sei curioso di scoprire la soluzione vai sul gruppo cliccando sulla CARD qui sotto 😉

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Sai è molto importante per me enfatizzare sul valore aggiunto che i multipotenziali possono essere nelle realtà aziendali, perché troppo spesso questa indole scostante spaventa e mette in guardia potenziali recruiter nell’assunzione di queste figure.

Perciò se sei un recruiter o vorresti far conoscere questo tema alla tua azienda contattami pure a sonia.elicio@gmail.com e scopriamo insieme come valorizzare la figura dei multipotenziali nella tua impresa 😉

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A presto,

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Sonia Elicio

Fondatrice del blog “The Multipods Revolution“, Autrice del libro “La Rivoluzione Multipotenziale“, Life & Career Designer, Marketer,  Content Creator, Travel Influencer… nel tempo libero sviluppo i miei superpoteri! ;)

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