Ricominciare da Zero

Per il ciclo “scegli il tuo mentore” oggi voglio raccontarti una storia.

È la storia di una persona geniale e problematica, con tanti lati oscuri ma un cervello capace di immaginare cose non ancora esistenti e ricominciare anche quando ormai tutto sembrava perduto.

È stato un multipotenziale?

Beh, diciamo che ha creato qualcosa che non era mai stato pensato prima mettendo insieme discipline diverse che all’epoca non erano minimamente correlate.

Non ti svelo di più…vediamo se indovini di chi sto parlando.

Iniziamo la sfida: nei commenti scrivi a che paragrafo hai capito chi è il protagonista di questa storia.

Forza, iniziamo!

C’era una volta…

C’era una volta un bambino che appena nato non fu voluto.

Immagina quanto può essere profonda la ferita di un essere umano rifiutato alla nascita.

La mamma e il papà biologici avevano già dei problemi di per sé, non erano una coppia molto ben vista: la mamma era una donna di buona famiglia, ben educata e istruita; il padre era un migrante siriano proveniente da una ricca famiglia scappato a causa della guerra.

Come si può immaginare la relazione e tantomeno la gravidanza non era ben vista dalla famiglia della donna perciò il bambino fu abbandonato e dato in affidamento a due genitori molto diversi: bassa istruzione, lavori umili e manuali ma con tanto amore da donare.

Ecco che domanda e offerta si incontrano: “ad una sola condizione” – esclamò la mamma biologica di quel bambino – “che una volta ragazzo si laurei in un buon college”.

I genitori adottivi amarono profondamente questo dono arrivato da chissà quale Dio e fecero di tutto perché questo bambino si sentisse felice e accettato.

Fin da piccolo passava giornate intere ad esplorare la meccanica degli oggetti con suo padre, che come hobby montava e smontava macchine.

Era un bambino competitivo, ma non amava i giochi di squadra e non andava d’accordo con gli altri compagni e non faceva niente per risultare simpatico, anzi.

Era un tipo strano, uno di quelli che o lo ami o lo odi, uno di quelli che non può passare inosservato e che non può essere indifferente.

Era uno di quelli che, si vedeva, avrebbe fatto parlare di sé.

Come i genitori biologici avevano richiesto, dopo il diploma di scuola superiore fu iscritto all’università.

Alla ricerca di sé stesso

Il periodo dell’università è stato per il nostro protagonista un momento di esplorazione e ricerca di sé stesso, ribellione e rifiuto delle convenzioni sociali, rabbia e amore, rinuncia e ripresa.

La ferita più grande da guarire era ed è rimasta per gran parte della sua vita quella del rifiuto e abbandono da parte dei suoi genitori naturali e per riuscire a guarirla l’India è sembrata il posto per eccezione: un luogo sacro e mistico, in cui cercare un contatto più profondo con il divino e sviluppare la propria spiritualità.

Chissà se è stato proprio quel viaggio a donargli la capacità di vedere opportunità dove gli altri vedono confini, un futuro certo in scenari impossibili.

L’università gli ha anche dato l’occasione di conoscere: era assetato di sapere, di imparare cose nuove, di trovare la perfezione nell’imperfezione, di andare oltre la singola disciplina per abbracciare lo sguardo d’insieme.

Era un multipotenziale e neanche lui sapeva di esserlo.

In lui si riconoscono la maggior parte delle caratteristiche che ci rendono supereroi:

  • Adattabilità
  • Curiosità
  • Tendenza all’innovazione
  • Capacità di Sintesi
  • Intuito e previsione del futuro
  • Rifiuto delle convenzioni sociali

Per una personalità come la sua, infatti, ogni regola era troppo stretta.

Un aneddoto racconta che al suo primo posto di lavoro gli erano state date le chiavi dell’edificio per permettergli di lavorare di notte in modo che non disturbasse gli altri con le sue ossessioni (come il camminare scalzo o la tendenza a non usare saponi) e non li maltrattasse.

Per quanto visionari e ispiranti fossero i suoi pensieri, la sua intelligenza sociale non era così sviluppata: era arrogante e pieno di sé, era convinto che gli altri fossero limitati perché non riuscivano a vedere quello che vedeva lui così li trattava senza il minimo rispetto.

Aveva pochissimi fan e ancora meno amici, ma aveva la capacità di far tirare fuori alle persone il meglio di loro stessi, spingendoli oltre i loro limiti e facendogli realizzare cose grandiose.

Come un direttore d’orchestra

È così, infatti che diede vita ad una delle imprese più rivoluzionarie dell’ultimo secolo.

Aveva una visione in mente, non aveva idea di come realizzarla ma aveva un fiducia infinita nel fatto che ci sarebbe riuscito.

Lui o chi per lui.

Molti lo definiscono il creatore della tecnologia che ha cambiato il futuro del mondo.

La realtà è che il nostro personaggio misterioso non ha creato nulla, lui l’ha immaginato: ha visto nella sua mente qualcosa che avrebbe cambiato il mondo ed ha ispirato altri a realizzarlo, sotto la sua guida.

Come un vero direttore d’orchestra si è circondato di persone capaci, curiose e che avevano per lui una stima infinita.

Riusciva a far emergere il meglio da chi lo seguiva, li spingeva a fare cose che per loro erano impossibili semplicemente dando per scontato che loro potessero farle.

È stato un grande oratore, un uomo che sapeva chiedere finché non riceveva ciò che voleva, una persona in grado di elevare le menti, di essere d’ispirazione.

Da questa parte della storia possiamo trarre il primo insegnamento degno di nota:

non importa che siate voi a realizzare quello che avete immaginato nella vostra mente, perché la visione, quando è forte, guida non solo voi ma anche tutti quelli che vorranno seguirvi.

Il contributo della multipotenzialità

“Gran parte delle cose in cui mi sono imbattuto per caso al college e le riflessioni che mi hanno stimolato, si sono rivelate inestimabili nella mia vita… Nulla di tutto questo sembrava avere una qualche applicazione pratica immediata nella mia vita, ma dieci anni dopo, questa esperienza mi tornò utile.

Alla fine è tutta una questione di gusto. Devi esporti alle cose migliori che l’umanità abbia mai prodotto e poi provare a metterle in quello che stai facendo”

Ho pensato di riportare le parole del nostro multipotenziale per darvi speranza.

Molte volte, soprattutto per quelli di noi più giovani, ci sembra di sprecare tempo.
Di fare cose inutili, che non portano da nessuna parte.
Di NON concludere niente.
Di sentirci poco pratici, di NON arrivare mai al punto.

Guardiamo agli altri, coloro che si sono riusciti a specializzare in qualcosa, e vediamo come piano piano iniziano a costruire: una carriera, una famiglia…

Noi spesso non riusciamo, siamo talmente bisognosi di seguire tutto, imparare tutto…che scegliere e perseguire qualcosa ci terrorizza.

Da un lato questo può farti sentire frustato, io stessa mi sento così molto più spesso di quanto immagini.

Per questo come primo mentore ho scelto proprio questo personaggio, mi piacevano i suoi insegnamenti, penso sia importante tenerli a mente spesso.

Ecco il secondo

devi mettere tutto quello che consoci in quello che stai facendo, anche se non centra nulla, anche se apparentemente potrebbe non esserci un nesso.

Il segreto di ricominciare

Credo che un altro degli esempi più belli che questo mentore ci possa insegnare è ricominciare.

Quello che ti dirò adesso ti farà di sicuro capire di chi stiamo parlando, ma a questo punto immagino tu l’abbia già capito.

Ricominciare è frustante e faticoso, vero?

Noi lo sappiamo bene.

Ad un certo punto, per tua scelta o per scelta altrui, c’è qualcosa che non va più, che non soddisfa più, che non dà più stimoli e quindi c’è solo una possibilità: rimboccarsi le maniche e iniziare da capo.

Cercare una nuova ispirazione, una nuova magia.

Questo è quello che è successo a questo personaggio: ad un certo punto, a causa della sua grande ambizione di cambiare il mondo e della poca fiducia delle persone che lavoravano con lui è stato cacciato dall’azienda che lui stesso aveva fondato.

Te lo immagini?

Creare qualcosa di rivoluzionario e di successo, qualcosa che fino a dieci anni prima era soltanto nella tua mente, metterci sudore e fatica, notti insonni, aver rinunciato a tutto il resto per rincorrere un sogno…e poi vederselo portare via da sotto al naso.

Tu cosa avresti fatto?

Lui ha iniziato un altro progetto. Ha creato una nuova azienda da zero e l’ha portata alla vetta. Perché se è riuscito a farlo una volta non c’era motivo per cui non ci riuscisse nuovamente.

Qui, infatti, il terzo insegnamento

Se ci sei riuscito una volta, ci riuscirai di nuovo.

Abbi fede

A questo punto ci tengo particolarmente.
Credo che sia uno degli insegnamenti più difficili da seguire, perché la fede è qualcosa che non si può toccare, non si può spiegare.

Ed è importante che tu distingua la fede dalla religione: avere fede non ha niente di religioso, è qualcosa di più profondo di così.

Non puoi sapere cosa succederà domani, né dopodomani, né fra cinque anni.
Non puoi prevedere il futuro in nessun modo.
Ma puoi fidarti.
Di un Dio, del tuo istinto, di un potere superiore qualsiasi…e sapere che qualcosa succederà.

Che quello che credi in fondo al tuo cuore succederà.

E non basta crederlo quando le cose vanno bene, il vento spiega le vele e la nave viaggi velocissima sul mare piatto.
Bisogna crederlo soprattutto quando le cose vanno da schifo, quando vorresti mollare tutto, quando sei stanco, affaticato, quando non vedi la luce e il sole è completamente nascosto dietro a nuvoloni scuri e neri.

Come ha detto il nostro personaggio nel discorso che vi allego alla fine della storia, solo guardando all’indietro, al passato, si possono collegare i puntini: quella scelta che faceva così paura, che sembrava così sbagliata in quel momento, forse era solo molto coraggiosa e probabilmente prematura per quei tempi, per quella persona che eravate, ma vi ha portato ad essere qui ed ora, esattamente come siete, con tutte le esperienze belle e brutte che avete fatto di lì in poi.

Con tutti i successi e tutti i fallimenti.

Perciò ecco il quarto insegnamento di questa storia è:

credi con tutto te stesso nei miracoli perché se ci credi fermamente questi si avvereranno.

Ama intensamente

L’amore muove il mondo.
Non credere a chi ti dice il contrario.

Non c’è niente più forte dell’amore, niente che ti dia la forza di continuare nelle difficoltà, niente che ti faccia brillare gli occhi e ti riesca ad ispirare come l’amore.

Sia chiaro, non intendo solo l’amore per una persona: quella è una concezione limitata di amore.

L’amore ha diverse forme: è qualcosa che ti riempie, che devi condividere e che devi donare. L’amore ti completa, ma non nel senso che prima non lo eri ed hai bisogno di altro, più nel senso che eleva il tuo spirito a qualcosa di superiore.

Il quinto insegnamento è:

trova qualcosa che ami pazzamente, infinitamente e lasciati guidare da tutto quell’amore.

Solo così smetterai di pensare di aver sbagliato, di aver fallito e di non aver concluso nulla nella tua vita.

E lo so che stai pensando che cercare qualcosa che ami sia un controsenso con la multipotenizalità, ma ti sbagli!

Perché se dai uno sguardo attento a tutto ciò che hai fatto nella tua vita, a tutto ciò che hai realizzato o imparato…c’è un fil rouge che collega tutto, c’è qualcosa in comune.

Inizia da lì.

Trova quel “qualcosa in comune” tra tutte le cose che hai fatto e troverai quello che ami.

Il nostro tempo è limitato

Va bene, questo non vale solo per i multipotenziali.

È una delle regole della natura, come la gravità o il magnetismo:

chiunque nasca deve ad un certo punto morire.

Certo, si spera il più tardi possibile, però succederà.

Qualsiasi sia la tua età, sia che tu sia un ragazzino, una ragazzina di 15 anni o una persona matura che ha vissuto la sua vita ricordalo: il nostro tempo è limitato.

NON c’è tempo per avere PAURA.

Non c’è tempo per pensare di essere troppo o troppo poco per fare quella cosa che volevi fare da sempre, per inseguire i tuoi sogni, per dire quel sì, per imbarcarti in quell’avventura, per iniziare quel progetto, per osare qualcosa di nuovo.

NON c’è tempo per essere INDECISI.

Sì o No.
Facile.
Diretto.
Schietto.
Deciso.

Perché altrimenti qualcun altro prenderà quella decisione per te e tu non potrai farci proprio niente.

NON C’è TEMPO PER LAMENTARSI.

Non importa cosa ti stia accadendo (credimi, me ne sono successe di cose terribili e ne sono successe anche al nostro protagonista di oggi) ma lamentarsi non è una soluzione: toglie energie, ti fa sprecare tempo, non ti fa ragionare in modo lucido, non ti fa vedere le possibilità davanti a te.

Non c’è tempo per provare rancore.

Qualsiasi cosa ti abbiano fatto, qualsiasi torto o ingiustizia tu abbia subito: non c’è tempo per rimanere arrabbiati. La rabbia è il più terribile dei sentimenti, ti corrode dall’interno, ti priva dell’amore, della pace e della gioia. La rabbia ti fa fare cose che non faresti mai, ti fa provare odio e si auto alimenta all’infinito. Perdona. Lascia andare. Non c’è abbastanza tempo per rimanere in collera con qualcuno.

Non c’è tempo per rimandare.

Lo dici spesso, vero?
Lo farò la prossima volta.”
Fa niente, andrò in quel posto quando avrò i soldi
Inseguirò la mia passione quando andrò in pensione”.

Ti svelo un segreto.

Non lo farai.

E questo non perché tu non voglia ma perché se non hai trovato tempo adesso, il tempo non lo troverai mai.
Perciò FALLO ADESSO.
Qualsiasi cosa tu voglia fare, qualsiasi viaggio tu voglia intraprendere.
FALLO!!!
Domani è un altro giorno. La vita è oggi.

Perciò col sesto insegnamento credo di aver definitivamente svelato il personaggio di oggi:

«Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro.
Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.»
Steve Jobs

Cosa abbiamo imparato?

Beh, innanzitutto lo sapevi che Steve Jobs fosse un multipotenziale?

Pensi di esserlo anche tu ma non ne sei sicuro? Vai su questo link

Ricapitoliamo cosa Steve Jobs ha ancora da insegnarci molti anni dopo la sua morte:

  1. La tua visione, quando è forte, è capace di guidare te e tutti quelli che vorranno seguirti e crederci
  2. Devi mettere tutto quello che consoci in quello che stai facendo, anche se non centra nulla, anche se apparentemente potrebbe non esserci un nesso
  3. Se ci sei riuscito una volta, ci riuscirai di nuovo
  4. Credi con tutto te stesso nei miracoli perché se ci credi fermamente questi si avvereranno
  5. Trova qualcosa che ami, pazzamente, infinitamente e lasciati guidare da tutto quell’amore
  6. Il tuo tempo è limitato, quindi non sprecarlo vivendo la vita di qualcun altro

Spero che ti sia piaciuta questa storia e che inizierai a praticare subito questi insegnamenti, ma soprattutto vorrei sapere quale di questi sei pensi sia il più indispensabile nella vita.
Scrivilo nei commenti o condividi il tuo pensiero sul gruppo The Multipods Family!

Ti risponderò col mio, promesso.

Il discorso di Steve Jobs a Stanford nel 2005

Voglio lasciarti col discorso di Steve Jobs ai laureati di Stanford, uno dei discorsi che riascolto spesso per motivarmi, darmi coraggio o anche solo ispirazione.
Te l’ho scritto e ti lascio il video 😉

“Sono onorato di essere con voi oggi, per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questa è la cosa più vicina ad una laurea, per me. Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.
La prima storia parla di unire i puntini. Ho smesso di frequentare il Reed College dopo i primi 6 mesi, ma gli sono rimasto attorno per altri 18 mesi prima di lasciarlo definitivamente. Perchè lo feci? Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa universitaria nubile e decise di darmi in adozione.
Sentiva nel suo cuore che io dovessi essere adottato da un laureato, così venne preparata la mia adozione, alla nascita, per un avvocato e sua moglie. Solo quando vidi la luce questi decisero all’ultimo momento di desiderare una bambina. Quindi i miei genitori, che erano in lista d’attesa, vennero chiamati nel mezzo della notte da una voce che chiedeva: “Abbiamo un bambino indesiderato, lo volete?” Essi dissero: “Certo”.
Mia madre biologica scoprì in seguito che mia madre non si era mai laureata a che mio padre non aveva neanche il diploma di scuola superiore. Rifiutò di firmare i documenti per l’adozione. Accettò, riluttante, solo qualche mese dopo quando i miei genitori promisero che un giorno sarei andato all’università.
17 anni dopo andai all’università. Ma ingenuamente scelsi un istituto universitario costoso quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori lavoratori furono spesi per la retta. Dopo sei mesi non riuscivo a vederne l’utilità.
Non avevo idea di cosa fare nella vita e nessun indizio su come l’università avrebbe potuto aiutarmi a capirlo. Così spesi tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato in un’intera vita di lavoro.
Decisi di non seguire il piano degli studi obbligatorio, confidando nel fatto che tutto si sarebbe sistemato. Ero molto spaventato da quella decisione che, col senno di poi, sarebbe statauna delle migliori decisioni che avessi mai preso.
Nel momento in cui scelsi un piano di studio personalizzato avevo la possibilità di ignorare le lezioni che non mi interessavano e di scegliere quelle che mi apparivano più interessanti.
Non era per niente romantico. Non avevo una stanza al dormitorio, così dormivo sul pavimento in stanze di amici. Restituivo i vuoti di coca cola per i 5 centesimi di deposito, ci compravo da mangiare, e mi facevo più di 10 chilometri a piedi attraverso la città, ogni domenica notte, per avere un pasto a settimana al tempio Hare Krishna. Che bello.
Tutto quello in cui inciampai semplicemente seguendo la mia curiosità ed il mio intuito si rivelò in seguito di valore inestimabile. Per esempio: il Reed College all’epoca offriva quello che era probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus, ogni manifesto, ogni etichetta su ogni cassetto, era meravigliosamente scritto a mano. Decisi di prendere lezioni di calligrafia.
Appresi la differenza tra i tipi di caratteri con grazie e senza grazie. Imparai l’importanza della variazione dello spazio tra combinazioni diverse di caratteri (font proporzionali). Mi insegnarono quali elementi fanno della tipografia una grande tipografia. Era bellezza, storia ed arte, in una dimensione sottile che la scienza non può catturare.
Niente di tutto ciò aveva la benché minima speranza di una qualunque applicazione nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Macintoshtutto mi tornò utile. E lo mettemo interamente nel Mac. Era il primo computer che curasse la tipografia.
Se non avessi mai scelto quel corso, al college, il Mac non avrebbe mai avuto font proporzionali e font a larghezza fissa. E siccome Windows ha copiato il Mac, è probabile che nessun computer li avrebbe avuti. Se non avessi scelto di interrompere il piano degli studi obbligatorio non avrei scelto quel corso di calligrafia ed i personal computer avrebbero potuto non avere la stupenda tipografia che hanno.
Era ovviamente impossibile unire i puntini guardando al futuro mentre ero al college e capire in cosa si sarebbe concretizzato tutto ciò. Ma la realizzazione era estremamente chiara, guardardando alle spalle, dieci anni dopo. Ve lo ripeto, non puoi unire i puntini guardando al futuro, puoi connetterli in un disegno, solo se guardi al passato.
Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa – il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.
La seconda storia parla d’amore e di perdita. Sono stato fortunato – ho scoperto quello che amavo fare molto presto. Woz ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent’anni. Lavorammo duro, e in 10 anni la Apple crebbe dai due che eravamo in un garage ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati.
Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto – il Macintosh – un anno prima, e io avevo appena compiuto 30 anni. 
E fui licenziato.
Come si fa ad essere licenziati dalla compagnia che hai fondato? Beh, non appena la Apple si espanse assumemmo qualcuno che pensavo fosse molto capace nel gestire l’azienda con me e, per il primo anno, le cose andarono bene. Ma la nostra visione del futuro cominciò a divergere e alla fine decidemmo di rompere. Quando ci fu la rottura i nostri dirigenti decisero di stare dalla sua parte. Così, a trent’anni, ero fuori. E molto pubblicamente.
Il centro della mia vita da adulto era completamente andato, sparito, è stato devastante. Non ho saputo che pesci pigliare per un po’ di mesi.   Sentivo di aver deluso la precedente generazione di imprenditori per aver mollato la presa. Incontrai David Packard e Bob Noyce per cercare di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Fu un fallimento pubblico, pensai addirittura di andarmene. Ma qualcosa, lentamente, si faceva luce in me. Amavo ancora quello che avevo realizzato. 
L’inaspettato e repentino cambiamento alla Apple non aveva cambiato quello che provavo, neanche un poco. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamoratoQuindi decisi di ricominciare.
All’epoca non me ne accorsi, ma il mio licenziamento dalla Apple fu la cosa migliore che poteva capitarmi. Il peso del successo fu rimpiazzato dall’illuminazione di essere un principiante ancora una volta, con molta meno sicurezza su tutto. Questo mi liberò e mi consentì di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi, fondai una società di nome NeXT, un’altra di nome Pixar, e mi innamorai di una meravigliosa donnache sarebbe poi diventata mia moglie. Pixar finì per creare il primo film animato al computer della storia, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione più famoso al mondo. Apple, con una mossa notevole, acquisì NeXT, io tornai ad Apple, e la tecnologia che sviluppò con NeXT è oggi nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple.
Laurene ed io abbiamo una stupenda famiglia. Sono sicurissimo che niente di tutto ciò sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stato un boccone amarissimo da buttar giù, ma era la medicina di cui avevo bisogno.
A volte la vita ti colpisce in testa come un mattoneNon perdete la fedeSono convinto del fatto che l’unica cosa che mi ha consentito di proseguire sia stato l’amore che provavo per quello che facevo.   Dovete trovare ciò che amate.
E questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per chi vi ama. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatti è quello di fare ciò che pensate sia il lavoro miglioreE l’unico modo per fare il lavoro migliore e quello di amare quello che fate. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi fermate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore al passare degli anni. Quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l’avrete trovato. Non fermatevi.
La terza storia parla di morte. Quando avevo 17 anni, lessi un brano che diceva più o meno: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi lo sarà veramente“. Rimasi impressionato, e da allora, per gli ultimi 33 anni, ho guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto per fare oggi?” E ogni volta che la risposta fosse “No” per troppi giorni di seguito sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.
Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perchè praticamente tutto – tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire – tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante. Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare la trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.
Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto una TAC alle 7:30 del mattino e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava sicuramente di un tipo di cancro incurabile, e che avrei avuto un’aspettativa di vita non superiore ai 3-6 mesi.
Il mio dottore mi consigliò di andare a casa e di sistemare le mie cose, che è il messaggio in codice dei dottori per dirti di prepararti a morire. Significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi dieci anni, in pochi mesi.Significa che devi assicurarti che ogni cosa sia a posto così che sarà poi più facile per la tua famiglia. Significa che devi dire addio. Ho vissuto con quella diagnosi tutto il giorno.
Più tardi, nel pomeriggio, mi è stata fatta una biopsia. Mi hanno infilato un endoscopio nella gola che è passato per il mio stomaco ed il mio intestino. hanno messo un ago nel mio pancreas e hanno prelevato alcune cellule dal tumore. Ero sotto sedativi, ma mia moglie, che era lì, mi ha detto che quando hanno analizzato le cellule al microscopio i dottori cominciarono a piangere perchè scoprirono che si trattava di una rarissima forma di cancro pancreatico curabile con la chirurgia. Sono stato operato. Ora sto bene.
E’ stata la mia esperienza più vicina alla morte e spero che rimanga tale per qualche decennio ancora. Avendola superata posso finalmente dirvi con più certezza di quando la morte era semplicemente un utile concetto ma puramente intellettuale: nessuno vuole morire. Neanche chi vuole andare in paradiso vuole morire per arrivarci. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno vi è mai sfuggito. E così dovrebbe essere perchè la Morte è probabilmente l’unica, migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo.
Proprio adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo distante da oggi, diventerete gradualmente il vecchio che deve essere eliminato. Mi dispiace essere così drammatico, ma questa è la verità. Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi – che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui lasci affogare la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era un’incredibile pubblicazione chiamata The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Era stata creata da un tizio di nome Stewart Brand non troppo lontano da qui, a Menlo Park, e la portò alla luce con il suo tocco poetico. Stiamo parlando dei tardi anni ’60, prima dei computer e del desktop publishing, quidi era tutta fatta con macchine da scrivere, forbici e Polaroid.
Era una sorta di Google di carta, 35 anni prima della venuta di Google: era idealistico, e pieno di strumenti utili ed informazioni preziose. Stewart ed il suo gruppo pubblicaro molti numeri del Grande Catalogo Mondiale fino all’ultima edizione. Eravamo a metà degli anni ’70 ed io avevo la vostra età. Sul retro di copertina dell’ultimo numero c’èra la foto di una strada di campagna all’alba, quel tipo di strada sulla quale potreste trovarvi a fare l’autostop se voste così avventurosi. Sotto c’erano queste parole “Siate affamati, siate folli”. Questo era il messaggio di congedo. Rimanere affamato. Rimanere folle. Me lo sono sempre augurato. Ed ora, per voi che state per laurearvi, lo auguro a voi.
Siate affamati. Siate folli.
Grazie”
Steve Jobs

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